Verbicaro: tra la Terra, il Cielo e l’Anima del Pollino
La Montagna di Verbicaro
Immersa nel cuore selvaggio del Parco Nazionale del Pollino, la Montagna di Verbicaro si rivela come un gioiello di biodiversità e paesaggi incontaminati. È un luogo primordiale dove la natura detta ancora le sue regole, scolpendo valli profonde e innalzando picchi rocciosi che sfidano le nuvole. Questo racconto visivo nasce da diverse esplorazioni compiute nel tempo, per catturare l’anima mutevole di queste vette
Lo Sguardo dall’Alto: La Maestosità del Massiccio
Alzarsi in volo sopra Verbicaro significa abbracciare con lo sguardo l’intero massiccio dell’Orsomarso. Grazie al sensore Hasselblad del Mavic 3, le luci del tramonto e le ombre proiettate dalle nuvole danzanti creano un chiaroscuro drammatico sulle creste montuose e sui fitti boschi sottostanti.
Il Cuore della Foresta: Tra Faggi Secolari e Sottobosco
Rimessi i piedi per terra, mi sono addentrato nel bosco. Qui il paesaggio cambia drasticamente, trasformandosi in un tempio naturale. La luce filtra a fatica tra le chiome dei faggi monumentali, creando dei veri e propri “sunburst” magici. Le radici contorte, ricoperte da un soffice manto di muschio, raccontano storie lunghe secoli.
Ma è abbassando ancora di più lo sguardo che si scopre il vero miracolo autunnale: il regno dei funghi. Tra le foglie secche color bronzo, spuntano forme di vita delicate ed effimere. Utilizzando la mia Sony, ho cercato di isolare questi piccoli protagonisti dal caos del sottobosco, sfruttando la luce morbida e creando atmosfere quasi fiabesche.
Questo viaggio fotografico sulla Montagna di Verbicaro mi ha ricordato quanto sia importante cambiare prospettiva: dall’alto, per comprendere la grandezza e la fragilità dell’ecosistema; dal basso, per stupirsi della perfezione dei dettagli più microscopici. Due mondi paralleli e interconnessi, un’unica, meravigliosa montagna.
Incontri allo Stato Brado: I Cavalli
Cambiando giornata e atmosfera, la montagna mi ha regalato un incontro decisamente più imponente e suggestivo. Qui la scena è dominata dalla fiera presenza di due cavalli che pascolano liberi sulle alture. Vedere questi splendidi animali muoversi padroni del territorio, in perfetta simbiosi con la natura aspra del Pollino, trasmette un senso di libertà assoluta.
Ho cercato di catturare la bellezza dei cavalli nel loro habitat naturale, a debita distanza per non disturbarli.
Il Laghetto: Uno Specchio delle Stagioni
Nel cuore della Montagna di Verbicaro, esiste un luogo magico che incarna perfettamente lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi delle stagioni: un piccolo laghetto montano. Questo specchio d’acqua, silenzioso testimone dei ritmi della natura, si trasforma radicalmente, offrendo scenari opposti ma ugualmente affascinanti a seconda del periodo dell’anno. Attraverso questi scatti, catturati in momenti diversi, possiamo ammirare la sua duplice anima.
L’Inverno: Un Mondo di Cristallo Silenzioso
Le prime immagini ci trasportano nel cuore dell’inverno. Il paesaggio è avvolto da una coltre di neve candida che cancella i contorni e ammutolisce i suoni. Il laghetto, parzialmente ghiacciato, diventa un elemento grafico tra il bianco della neve e le sagome scure degli alberi spogli. La luce fredda e diffusa esalta la texture della neve e crea un’atmosfera di sospensione e quiete assoluta.
Il Risveglio: Un Sogno di Verde e di Cielo
Basta un cambio di stagione per trasformare completamente la scena. L’ultima immagine ci mostra lo stesso laghetto in un momento di piena vitalità. La neve è scomparsa, lasciando il posto a una vegetazione lussureggiante che esplode in mille sfumature di verde. L’acqua, ora libera dal ghiaccio, diventa uno specchio perfetto che riflette non solo gli alberi circostanti ma anche il cielo azzurro punteggiato di nuvole bianche, creando un gioco di simmetrie e colori che trasmette energia e freschezza.
La Magia della Notte: Il Cielo Sopra “A Vadda a Sepa”
Quando il sole scompare dietro le creste del massiccio e l’ultima luce del crepuscolo svanisce, la montagna non si addormenta, ma svela la sua veste più intima e misteriosa. Lontano dall’inquinamento luminoso dei centri abitati, nella suggestiva località conosciuta nel dialetto locale come “A Vadda a Sepa”, il buio diventa una tela perfetta. Alzando l’obiettivo verso l’infinito, ho catturato uno spicchio di luna sulle alture di Verbicaro.
La fotografia in notturna richiede pazienza, lunghi tempi di esposizione e una profonda connessione con l’ambiente circostante. Nel silenzio rotto solo dal fruscio del vento, il sensore della macchina fotografica riesce a raccogliere la luce di stelle distanti anni luce, rivelando dettagli e sfumature che l’occhio nudo può solo intuire. Le sagome scure della terra fanno da cornice a questa immensità.
Dai ritmi lenti delle stagioni fino all’immutabilità delle stelle, la Montagna di Verbicaro continua a sussurrare le sue storie a chi è disposto ad ascoltarle… e a fotografarle.
Avventura Off-Road: Sulle Tracce del Pino Loricato con SudVision
Ma la Montagna di Verbicaro non è fatta solo di silenzi e attese. Per raggiungere i suoi angoli più remoti e selvaggi, bisogna essere disposti a sporcarsi di fango e ad affrontare percorsi che mettono a dura prova uomini e mezzi. È qui che entra in gioco SudVision: a bordo dei 4×4, ci siamo lanciati in un’esplorazione adrenalinica su piste sconnesse, tra guadi profondi e salite rocciose vertiginose, dove la trazione integrale diventa l’unica via per andare avanti.
La fatica del viaggio ha uno scopo ben preciso, un “Santo Graal” botanico che ogni esploratore del Parco Nazionale del Pollino spera di incontrare: il Pino Loricato. Man mano che i fuoristrada si inerpicano e l’aria si fa più rarefatta, la vegetazione cambia. Lasciati alle spalle i boschi di faggi, il paesaggio diventa lunare e aspro.
Ed eccolo infine, aggrappato alla roccia con una tenacia millenaria. Il Pino Loricato non è un semplice albero, ma un monumento vivente plasmato dai venti gelidi e dalle intemperie. La sua corteccia grigio-argentea, che ricorda le piastre di un’armatura romana (la “lorica”, appunto), brilla sotto il sole d’alta quota. Raggiungerlo e fotografarlo ripaga di ogni balzo e ogni scossone subìto lungo il tragitto.
Il Borgo di Verbicaro
Ogni esplorazione delle vette non sarebbe completa senza volgere lo sguardo al luogo da cui si parte e a cui si fa ritorno: il borgo. Incastonato a mezza costa come una gemma grezza, Verbicaro è un pittoresco centro montano le cui origini si perdono nel tempo. Le sue case aggrappate alla collina sembrano quasi un’estensione naturale della roccia su cui poggiano. La grande panoramica ci mostra proprio questo abbraccio indissolubile tra l’insediamento umano e la vastità selvaggia del Parco Nazionale del Pollino, rivelando l’estensione di un paese fiero delle proprie radici.
D’inverno, il contrasto si fa ancora più drammatico e poetico. Quando la neve imbianca le cime circostanti, Verbicaro assume i contorni di un presepe silenzioso sospeso nel freddo. Fotografare il paese incorniciato dai maestosi massicci innevati restituisce l’idea della tenacia di questa comunità, forgiata da un clima che sa essere rigido e legata a doppio filo ai ritmi lenti e inesorabili delle stagioni.
Entrare nel centro storico, infine, significa intraprendere un viaggio intimo nel passato. È un dedalo affascinante di vicoli stretti, gradinate consunte dal passaggio di innumerevoli generazioni, muri in pietra a vista e vecchi portali. Qui, nel cuore pulsante del paese, il tempo sembra scorrere con una marcia diversa, cullato dalle tradizioni rurali. Questo dettaglio architettonico cattura l’essenza rustica e autentica di un borgo che conserva gelosamente la sua identità, dove ogni pietra ha una storia da raccontare.
Il Gran Finale: L’Abbraccio della Via Lattea
Ogni viaggio, per quanto lungo e affascinante, giunge al termine. E non c’è modo migliore di chiudere questo racconto visivo se non tornando nel silenzio assoluto di “A Vadda a Sepa” per volgere lo sguardo verso l’infinito. La notte del 27 Agosto 2019, la limpidezza dell’aria d’alta quota mi ha regalato le condizioni perfette per immortalare il nostro posto nell’universo: la Via Lattea.
Catturare la Via Lattea richiede una profonda immersione nella solitudine della montagna. Mentre l’obiettivo della mia Sony A7III assorbiva pazientemente la fioca luce stellare, io restavo in contemplazione di un paesaggio primordiale, dove i profili rocciosi della terra sembrano voler toccare le polveri stellari. È un momento di pura magia in cui il tempo, letteralmente, si ferma.
Dalle riprese aeree che abbracciano l’intero massiccio, passando per i segreti del sottobosco, i cavalli bradi e l’adrenalina dell’off-road, fino a giungere all’immensità della Via Lattea: la Montagna di Verbicaro non è solo un luogo geografico, è un’esperienza per l’anima. Spero che questi miei scatti vi abbiano trasmesso almeno una parte dell’emozione e del profondo rispetto che provo ogni volta che cammino su questi sentieri.



